L’ARTETERAPIA: UTILE STRUMENTO PER I CAREGIVER DI PERSONE CON DEMENZA DI ALZHEIMER

L’Arteterapia è particolarmente adatta a supportare il trattamento dei disturbi comportamentali delle persone con demenza lieve, moderata e risulta altrettanto efficace anche per i familiari, per cui è di fondamentale importanza strutturare percorsi centrati sulla/e persona/e, sui loro bisogni e sulle loro risorse in un’ottica Biopsicosocioculturale.

L’Arteterapia come approccio protesico inizia dall’ascolto empatico, dalla costruzione della relazione con l’altro, concentrandosi sul potenziale creativo della persona, col fine di sostenerla nel suo percorso personale. Un percorso di Arteterapia in favore dei caregiver di persone con Demenza di Alzheimer, consentirebbe agli stessi di recuperare spazi personali in cui sentirsi gratificati, in cui percepirsi meno soli, o in cui imparare a chiedere aiuto, al fine di potersi relazionare al meglio con il malato: un caregiver insoddisfatto e frustrato ha minori capacità di empatia e ascolto, fondamentali nella relazione di cura e assistenza. A sua volta, un malato incompreso si sentirà scoraggiato e svilupperà più facilmente comportamenti difficili da gestire.

L’Arteterapia diviene sostegno, perché consente ai caregiver di potersi esprimere non solo attraverso la parola, ma usando il processo creativo per accedere agli aspetti più intimi e nascosti di sé, per contattare ed esprimere le emozioni più recondite e spesso inaspettate, per far emergere ciò che è nascosto al fine di traghettare il caregiver verso una maggiore conoscenza e consapevolezza del proprio vissuto emotivo rispetto alla relazione.

L’Arteterapia può diventare quindi uno strumento incredibilmente utile e mirato a ricaricare le energie fisiche e mentali per evitare così di andare incontro a fenomeni di esaurimento psicoemotivo come il burn out.

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ARTETERAPIA E DEMENZA DI ALZHEIMER

In molti pazienti senili con demenza tipo Alzheimer, la tragedia della malattia è che la consapevolezza di sé può rimanere intatta mentre si deteriorano tutta una serie di facoltà mentali. Poiché la memoria recente tende ad essere sacrificata prima della memoria remota, molti pazienti riescono a ricordarsi bene di com’erano, il che rende il loro attuale stato di cattivo funzionamento ancora più disturbante. La continuità del Sé nel tempo dipende in larga misura dalla capacità di ricordare. Quando i ricordi remoti iniziano a svanire via via che la malattia progredisce, l’identità del paziente comincia a scomparire insieme ai ricordi. Infine il paziente non riesce a riconoscere le persone care ed i familiari e non riesce più a ricordare gli elementi significativi della sua vita (Gabbard, 1999). Gabbard, attraverso queste parole è stato capace di sintetizzare l’evolversi incalzante di questa malattia così subdola che inesorabilmente “ruba” i ricordi, la biografia, la vita e lo fa in modo lento ed inesorabile.

Ad ogni periodo della malattia purtroppo corrisponde un peggioramento delle condizioni di vita della persona, una vera e propria involuzione. Infatti si considerano classicamente tre “fasi” o “stadi” della malattia, lieve, moderata e severa e ad ogni fase corrispondono specifici sintomi cognitivi, non cognitivi e deficit funzionali.

Attraverso l’arteterapia, nelle persone con demenza è possibile promuovere il coinvolgimento della parte ancora funzionante del Sé, dove la creatività richiede un impegno attivo e personale. Il percorso di arteterapia può contribuire a costruire attorno alla persona malata, una “protesi”, un sostegno, a seconda del livello di compromissione, per aiutarla a mantenere il più a lungo possibile l’autonomia e ridurre al minimo le situazioni di stress, ansia e aggressività. E’ fondamentale quindi comprendere in modo profondo la malattia e il tipo di difficoltà che provoca per poi, attraverso il fare artistico e creativo, cogliere e valorizzare le capacità residue del malato, la sua storia, i suoi desideri, così da accrescerne il benessere e sostenerlo. L’arteterapeuta diventerebbe egli stesso agente terapeutico e dovrebbe favorire percorsi ed attività gradite alla persona, all’interno di un setting semplice ma che funga da potente e sicuro contenitore emotivo.

I due aspetti fondamentali della tecnica arteterapica sono il processo creativo e la comunicazione simbolica, che si devono però inscrivere proprio all’interno della relazione terapeutica operatore-fruitore. Se l’arte ha in sé le potenzialità per aiutare la persona a esprimere sé stessa in modo autentico, spontaneo ed immaginativo, l’arteterapia permette di esplorare la propria esperienza interna, le proprie immagini interiori; permette di accedere ad una dimensione intima e profonda. Il processo creativo, in sé e per sé, può costituire un’esperienza di crescita, e nello specifico nelle persone con demenza può rappresentare una vera e propria “protesi emotiva”.

Sabina Andriano

BIBLIOGRAFIA

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Vigorelli P., Comunicare con il demente: dalla comunicazione inefficace alla conversazione felice, articolo in Società italiana di Gereontologia e Geriatria

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GLI AMBITI APPLICATIVI DELLE ARTI TERAPIE

Possiamo suddividere gli ambiti di applicazione dell’arteterapia in tre grandi aree, e cioè, quella della terapia, quella della riabilitazione, e quella dell’educazione-prevenzione.

Sin dalla sua nascita l’arte-terapia si è subito sviluppata principalmente come strumento di sostegno nelle cure psichiatriche di persone con gravi disturbi psichici, come ad esempio gli psicotici e gli autistici (area terapeutica). I successi ottenuti nell’ambito della terapia portarono, con il passare del tempo, ad estendere l’uso dell’arte-terapia al campo della riabilitazione di soggetti con danni neurologici e con handicap fisici, ma senza vere e proprie patologie psichiche, ambito di applicazione più frequente oggi.

Esprimersi in attività creative aiuta queste persone a ridurre la negazione della disabilità, sviluppare maggiore autonomia personale e sviluppare relazioni sociali. Infatti “Insegnando alle persone a vedere ciò che le circonda, a esprimere le loro emozioni, e affermando continuamente che loro, e soltanto loro, possonotracciare quei particolari segni sulla carta o sulla tela, queste persone hanno maggiori opportunità di conoscere se stesse e il loro diritto di essere rispettate e di volersi bene” (Warren, 1993)

Ma l’uso dell’Arte-terapia nell’area della riabilitazione non riguarda solo i disabili. Le Arti-terapie, infatti, si possono applicare a qualsiasi soggetto che ha bisogno, ad esempio, di scaricare lo stress e le tensioni, o di alleviare quel senso di torpore che spesso fa dimenticare di avere un corpo.                                                                      

Per quanto riguarda invece l’area dell’educazione, si fa riferimento invece al trend, più nuovo, di utilizzare l’arte-terapia anche con persone normodotate, o comunque non portatrici di disagi specifici, come forma di educazione, appunto, alla sensibilità, alla creatività, all’autoconsapevolezza e alla accettazione di sé.

Non dimentichiamoci che negli ultimi anni si stanno evidenziando i benefici apportati dall’utilizzo delle arti-terapie anche in ambito scolastico, che vanno a supportare non solo gli insegnanti nella gestione del Gruppo classe ma anche gli alunni non solo con disabilità ma anche con Bisogni Speciali o Disturbi dell’Apprendimento.

Le Arti terapie sono dunque un intervento di aiuto e di sostegno a mediazione non-verbale e si fonda sul presupposto che il processo creativo messo in atto nel fare-arte produce benessere, salute e migliora la qualità della vita. Attraverso l’espressione artistica è possibile ricercare se stessi, per poter ritrovare una profonda serenità interiore, sempre più difficile da raggiungere nella nostra attuale e frenetica società. Con l’arteterapia si ha la possibilità di attivare risorse che tutti possediamo; ciascuno è in grado di elaborare il proprio vissuto, dandogli una forma, e di trasmetterlo creativamente agli altri. Si tratta di un processo educativo, laddove “educare”sta per “educere”, ossia “portare fuori”, far emergere la consapevolezza ed una maggior conoscenza di sé mediante la pratica espressiva, l’osservazione ed il confronto (dagli Atti del Convegno Nazionale sulle Arti Terapie nella scuola – Carpi, 7 e 8 Settembre 2001 – Usa l’Arte per non essere in disparte. Arte Terapia e buona relazione educativa).

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COSA SONO LE ARTITERAPIE

“Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore. L’arte è il sangue del nostro cuore; io non credo in un’arte che non nasce dal desiderio dell’individuo di rivelarsi all’altro. Io non credo in un’arte che non nasce da una forza, spinta dal desiderio di un essere di aprire il suo cuore.” 

Edward Munch

Citando le parole della studiosa Alessandra Improta, collaboratrice del Prof. Lucioni, per dare una definizione di Arte- terapia: “L’Arte-terapia può essere intesa come l’insieme dei trattamenti terapeutici che utilizzano come principale strumento il ricorso all’espressione artistica allo scopo di promuovere la salute e favorire la guarigione, e si propone come una tecnica dai molteplici contesti applicativi, che vanno dalla terapia, alla riabilitazione e al miglioramento della qualità della vita”.

Le artiterapie in generale ci aiutano a lavorare e rafforzare le risorse individuali utilizzando le parti positive. L’arte ci permette di ottenere un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso l’intelletto.

Di fatto ognuno di noi possiede delle risorse proprie e un potenziale autorigenerativo che va semplicemente stimolato; proprio per questo, le Arti Terapie, con l’uso di tecniche e materiali, favoriscono la conoscenza di sé stessi e delle proprie potenzialità e rende possibile l’integrazione di tutte le risorse di cui disponiamo per poter vivere meglio.

Possiamo di fatto dire che tra le forme d’arte principalmente utilizzate in arte terapia si possono menzionare tutte le arti grafiche, dal disegno alla scrittura, la danza, la musica, il teatro.

Il disegno e la pittura vengono utilizzate in Arteterapia per acquisire o potenziare la capacità di contattare le emozioni e rappresentarle in una dimensione fantastica attraverso la forma e il colore. Inoltre, richiedendo l’attivazione della coordinazione visuomotoria e la capacità di movimenti fini e precisi, comporta un giovamento anche da un punto di vista strettamente motorio.

Il disegno assume infatti in arte-terapia tre significati: un significato ludico (per creare), un significato narrativo (per raccontare di sé), e un significato conoscitivo (per porsi e rispondere a delle domande).

Per quanto riguarda l’uso della danza sono state elaborate diverse varianti (biodanza, danzaterapia, danza-movimento terapia), che condividono l’uso del movimento, con o senza musica, come principale strumento terapeutico. Il presupposto teorico su cui si basano queste forme di terapia, è quello in base al quale tensioni muscolari e modalità posturali e di movimento (uso dello spazio, tempi, ritmi, etc.) riflettono tensioni e modalità psicologiche. La danza può essere vista come un dramma, in cui il linguaggio del corpo sostituisce quello verbale. L’obiettivo principale è sia permettere a livello fisico di ampliare il repertorio motorio e migliorare la coordinazione ed il tono muscolare, sia ad un livello psicologico si interviene sulle modalità di espressione di sé e sui livelli di adattamento alla realtà, e infine ad un livello sociale, si lavora sul modo di interagire con il gruppo e dunque sulle capacità comunicativo- relazionali.

L’uso della musica invece in forma terapeutica viene definita con il termine Musicoterapia. La musica, introduce la persona in un’atmosfera psicologica dove la relazione con gli aspetti coscienti di sé si indebolisce permettendo di entrare in contatto con le parti più profonde della psiche. La musicoterapia può essere usata in terapia sia in forma attiva, cioè producendo musica con diversi strumenti (di solito le percussioni), che passiva, cioè lasciandosi cullare dalle note di brani musicali scelti dal terapeuta a seconda delle finalità terapeutiche. Lo scopo, in generale, è quello di aiutare il soggetto ad esplorare i vissuti emotivi derivati dal contatto con la musica e rielaborare le immagini e i ricordi suscitati.

Infine parliamo dell’uso del teatro come forma terapeutica. Lo Psicodramma, teatroterapia, drammaterapia, playback theatre, eccetera, hanno tutti i comune l’utilizzo della drammatizzazione quale principale strumento terapeutico. Drammatizzare, e cioè tradurre in azione, permette infatti un accesso più diretto ai contenuti interni del soggetto, che potrà rivivere eventi del passato, elaborare e risolvere i conflitti riattualizzandoli, esplorare i propri “fantasmi” rendendoli concreti ed esterni a sé e quindi più accessibili e più facilmente modificabili o, ancora, sperimentarsi in situazioni nuove accrescendo così le proprie competenze e la conoscenza di sé. Le Arti-terapie quindi svolgono la funzione non solo di trattamento di malattie ma anche di trasformazione, evoluzione e crescita dell’individuo.

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