ARTETERAPIA E DEMENZA DI ALZHEIMER

In molti pazienti senili con demenza tipo Alzheimer, la tragedia della malattia è che la consapevolezza di sé può rimanere intatta mentre si deteriorano tutta una serie di facoltà mentali. Poiché la memoria recente tende ad essere sacrificata prima della memoria remota, molti pazienti riescono a ricordarsi bene di com’erano, il che rende il loro attuale stato di cattivo funzionamento ancora più disturbante. La continuità del Sé nel tempo dipende in larga misura dalla capacità di ricordare. Quando i ricordi remoti iniziano a svanire via via che la malattia progredisce, l’identità del paziente comincia a scomparire insieme ai ricordi. Infine il paziente non riesce a riconoscere le persone care ed i familiari e non riesce più a ricordare gli elementi significativi della sua vita (Gabbard, 1999). Gabbard, attraverso queste parole è stato capace di sintetizzare l’evolversi incalzante di questa malattia così subdola che inesorabilmente “ruba” i ricordi, la biografia, la vita e lo fa in modo lento ed inesorabile.

Ad ogni periodo della malattia purtroppo corrisponde un peggioramento delle condizioni di vita della persona, una vera e propria involuzione. Infatti si considerano classicamente tre “fasi” o “stadi” della malattia, lieve, moderata e severa e ad ogni fase corrispondono specifici sintomi cognitivi, non cognitivi e deficit funzionali.

Attraverso l’arteterapia, nelle persone con demenza è possibile promuovere il coinvolgimento della parte ancora funzionante del Sé, dove la creatività richiede un impegno attivo e personale. Il percorso di arteterapia può contribuire a costruire attorno alla persona malata, una “protesi”, un sostegno, a seconda del livello di compromissione, per aiutarla a mantenere il più a lungo possibile l’autonomia e ridurre al minimo le situazioni di stress, ansia e aggressività. E’ fondamentale quindi comprendere in modo profondo la malattia e il tipo di difficoltà che provoca per poi, attraverso il fare artistico e creativo, cogliere e valorizzare le capacità residue del malato, la sua storia, i suoi desideri, così da accrescerne il benessere e sostenerlo. L’arteterapeuta diventerebbe egli stesso agente terapeutico e dovrebbe favorire percorsi ed attività gradite alla persona, all’interno di un setting semplice ma che funga da potente e sicuro contenitore emotivo.

I due aspetti fondamentali della tecnica arteterapica sono il processo creativo e la comunicazione simbolica, che si devono però inscrivere proprio all’interno della relazione terapeutica operatore-fruitore. Se l’arte ha in sé le potenzialità per aiutare la persona a esprimere sé stessa in modo autentico, spontaneo ed immaginativo, l’arteterapia permette di esplorare la propria esperienza interna, le proprie immagini interiori; permette di accedere ad una dimensione intima e profonda. Il processo creativo, in sé e per sé, può costituire un’esperienza di crescita, e nello specifico nelle persone con demenza può rappresentare una vera e propria “protesi emotiva”.

Sabina Andriano

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